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- TU QUALE DELLE 5 FERITE HAI? TEST

TEST, QUALE DELLE 5 FERITE HAI
"Fintantoché un'esperienza viene vissuta nella non-accettazione,
ovvero nel giudizio, nel senso di colpa, nella paura,
nel rimpianto o in altre forme di non accettazione,
l'essere umano continua ad attrarre a sé circostanze
e persone che gli faranno rivivere quella medesima esperienza".
(Lise Bourbeau)


Ho procrastinato a lungo la redazione di questo articolo. Non volevo che inducesse alcuno di voi alla spasmodica ricerca della propria ferita. Non serve. L'intento di questo articolo, per cui mi sono decisa a scriverlo, è quello di mostrare che tutto ciò che è “normale”, per noi, ovvero il nostro modo di “essere” è spesso, in realtà, un meccanismo di difesa, che ci impedisce di essere davvero noi stessi.
Va bene, non dobbiamo rifiutarlo, dobbiamo solo accettarlo e continuare ad amarci.
Già questo cambia le carte in tavola!
CONTINUA A LEGGERE



Tutti noi siamo stati feriti da qualcuno o qualcosa, nel corso della nostra vita.
Siamo feriti dal rifiuto, dall'abbandono, dall'umiliazione, dal tradimento e dall'ingiustizia, e ne abbiamo ingiustificata paura.
Quel che non sappiamo è che tali ferite si sono generate in noi, quando eravamo piccolissimi, talvolta, anche prima di nascere e per chi crede nella reincarnazione, forse anche nelle vite precedenti.
Secondo la psicoanalisi si possono distinguere cinque ferite emozionali, queste ferite sono procurate dalle persone più vicine, di solito i genitori. In modo inconsapevole, molto spesso loro stessi sono stati oggetto di questa dinamica, a loro tempo, nell’infanzia, ma non avendola vista e modificata, la ripropongono automaticamente senza saperlo. Un altro motivo, infatti, per cui scrivo questo articolo è per una genitorialità più consapevole.
Se il padre o la madre erano assenti, le ferite potranno esser state attivate in diversi modi:
  • da quello che ciò che il genitore presente ha raccontato di quello assente;
  • da quello che il figlio ha osservato negli altri genitori e nei loro figli;
  • da un fratello maggiore o da un altro componente della famiglia;
  • dall’idea che si è fatti del genitore assente;
  • da qualunque presenza (ad esempio un insegnante o un amico di famiglia) che ha avuto un ruolo fondamentale nella crescita o che è stato investito di ruolo genitoriale, dal bambino.
In ogni famiglia ricostituita, tutti coloro che svolgono un ruolo genitoriale influiscono su di noi. In genere il genitore biologico attiva delle ferite più profonde, ma accade molto spesso che il nuovo genitore continui a riattivarle.
Ricordiamoci che attiriamo sempre nella nostra vita le persone di cui abbiamo bisogno.

Tra queste ferite, ce ne sono alcune più significative. In genere, ne presentiamo almeno 4 di esse ed io ritengo che la ferita del rifiuto e dell'abbandono possano essere considerati una sola, visto che sono spesso concatenate, l'una all'altra. Le ferite sono impresse nel nostro cuore e nel nostro corpo, ci creano convinzioni e difese comportamentali, condizionandoci, togliendoci libertà emotiva, influenzando il nostro carattere, impedendo la nostra realizzazione, boicottandoci, facendoci da padroni della nostra vita e nei casi più gravi causando difficoltà fisiche e psicologiche.
Chi ha sofferto di queste ferite, è il nostro Bambino Interiore, noi da piccolini (fino a 7 anni), che ha memorizzato emozioni e sofferenze non ancora accettate e questa parte di noi stessi rimane in vita dentro di noi, anche se siamo adulti.
Lise Bourbeau, ha fatto dello studio delle 5 ferite il suo caposaldo, ma esse sono nulla di nuovo.
Già Wilhelm Reich ed il suo allievo Alexander Lowen, con l'analisi  bioenergetica interpretavano le persone sulla base della loro armatura caratteriale e dei processi energetici che le sostengono.

Prima di addentrarci nelle 5 ferite, focalizziamoci su alcuni concetti fondamentali, per capire come far tesoro di queste nuove informazioni, per noi stessi e per chi ci sta vicino.

1) Innanzitutto, è bene ricordare che qualsiasi ferita induce paura che essa si ripeta. La paura di quella ferita, inevitabilmente causa convinzioni limitanti e difese comportamentali, che paradossalmente ci fanno restare ingaggiati emotivamente proprio da quella ferita ed a riprodurla. Per quanto male ci faccia, infatti, la conosciamo...

2) Le ferite dell'infanzia, non hanno più ragion d'esistere, perchè riguardano il passato, e men che meno sono giustificabili. Ad esempio, soffrire per l'abbandono da parte della mamma, quando si ha una propria famiglia è irragionevole. Ma il cuore non ha ragioni...

3) Il nostro cervello ha un processore che elabora, ogni momento, 60 milioni di informazioni, in modo quasi del tutto inconsapevole. Esso, tuttavia, gestisce in modo consapevole, con quella che potremmo definire la memoria di lavoro, circa 7 pacchetti di informazioni coscienti. E' ben comprensibile dunque, che il processore inconscio sia notevolmente più potente di quello conscio. La parte dell'iceberg immersa più importante di quella emersa. Per questo, possiamo raccontarci e raccontare quante frottole vogliamo, ma spesso esse non corrispondono affatto al vero....
Inoltre, capite bene che, di fronte a tale mole di lavoro, per il cervello è utile acquisire abitudini e comportamenti automatizzati...
I percorsi neuronali già attivati in precedenza, sono più facilitati, rispetto a quelli nuovi. E' come un sentiero tra i boschi, mano a mano che lo si ripercorre.
Quando una informazione colpisce il cervello, esso si eccita, si attiva e produce neurotrasmettitori che inducono pattern comportamentali. Non importa che lo stimolo sia piacevole o spiacevole, l'area sarà comunque attivata, creando, nel tempo, una vera e propria “dipendenza”.
In sintesi, è proprio la nostra ferita ciò che ci ingaggia emotivamente e tende a riprodurre gli stessi schemi comportamentali....

4) Tutto ciò che viene percepito come incompleto o sconosciuto, nella realtà, viene confrontato col vecchio e “completato” ed interpretato, come la cosa vecchia.
Questo significa che, nel mondo intorno a noi, “noteremo” ciò che corrisponde ai nostri modelli, ovvero percorsi neuronali ed alla stessa stregua, per la legge della risonanza, “attrarremo” ciò che ha quella stessa frequenza vibrazionale e che, in termini spirituali, ci serve per capire ed evolverci.

Questa è la vera sfida. Infatti, com'è a tutti noto, è più facile percorrere la strada vecchia, anche se dolorosa, piuttosto che quella nuova e sconosciuta. E' ragionevolmente assurdo, ma di solito si preferisce rimanere nelle proprie convinzioni, nelle comfort zone, nella sofferenza, piuttosto che iniziare a vivere. Finchè agiremo condizionati dalle nostre convinzioni e paure e non avremo la libertà emotiva, non avremo ancora vissuto. Avrà avuto vita solo il nostro pilota automatico.

Chi è il pilota automatico?
E' la maschera che indossiamo per proteggerci dalla paura di essere nuovamente feriti.
E' frutto delle nostre convinzioni e di ciò che noi mostriamo agli altri, è il nostro ego.
Il pilota automatico è la parte più vera è più falsa di noi. La più vera, perchè mostra la sofferenza del nostro cuore ed anche la più falsa, perché ci impedisce di essere davvero noi stessi, sempre perennemente tesi a difenderci e quindi ad indossare la maschera.
Sempre in gabbia, limitati dalle condizioni della maschera, con una membrana sul cuore, senza amore incondizionato, per noi stessi e per gli altri.

Come uscirne fuori?
Come riconoscere queste ferite e le conseguenti maschere?
Come iniziare a vivere liberi emotivamente?

Ora, mentre facciamo due chiacchiere, apri il cuore per un po'....
Inizio col raccontarti qualcosa sulle ferite, ma non prendere quanto dico in modo rigido. Le caratteristiche non sono rigide ma variabili in base alla gravità e dal tipo di ferite.
Quello che conta, alla fine di questo articolo, non è che tipo ti ferita abbiamo, ma che abbiamo delle ferite e, di conseguenza delle maschere. Che le maschere sono difese, sono il nostro ego e non noi stessi. Che per iniziare a far vivere noi stessi, dobbiamo liberarci di queste maschere e fare l'opposto di ciò che abbiamo fatto fin'ora.


RIFIUTO

E’ la prima di tutte le ferite ed è presente ancora prima di nascere, già nel grembo materno.
Essa si presenta per vari motivi:
1. figlio non desiderato
2. un bambino dal sesso diverso da quello che nascerà.
3. conflittualità tra genitori nel periodo della gravidanza.
4. una paternità non riconosciuta
5. una madre che lavora, lasciando in custodia il bambino ad altri.
In seguito alla sua nascita la ferita sarà attivata anche se il bambino non viene rifiutato dai genitori. Il piccolo si sentirà respinto o per osservazioni sgradevoli o perché il genitore si spazientisce. Così, questa ferita si genera quando in diversi momenti sentiamo che gli altri disapprovano ciò che facciamo e ci criticano, anche se non ci stanno rifiutando.
Nel caso di assenza materna e di affido ad altre persone, come i nonni, potrebbero non mancare le cure. Il bambino potrebbe di fatto non sentirsi solo, ma si sente comunque rifiutato.
La ferita del rifiuto assume il significato di non essere accettato, ricevuto e riconosciuto.
Essendo una ferita molto profonda, implica il rifiuto interiore di se stessi, la convinzione di non meritare l’affetto né la comprensione di nessuno e ci si isola nel suo vuoto interiore per paura di essere rifiutato.
Il bambino rifiutato è un bambino solo e la sua maschera è quella di una persona “sfuggente” e non ancorata a terra.
Il fuggitivo è distaccato dalla realtà e dalle cose materiali, perfezionista, intellettuale, passa attraverso fasi di grande amore alternate a odio profondo. Non crede di aver il diritto di esistere; difficoltà sessuali. Si crede, senza valore. Cerca la solitudine; evanescente, ha la capacità di rendersi invisibile. Trova vari modi per fuggire; facilmente si esilia sul piano astrale. Si crede incompreso; difficoltà nel lasciar vivere il proprio bambino interiore.
Il corpo tende ad essere invisibile. La voce spenta e debole. Il fuggitivo si fa piccolo piccolo sulla sedia e gli piace molto nascondere i piedi sotto le cosce. Il fuggitivo non ama particolarmente la danza, ciò che ne emana, è un “non guardatemi troppo”.
Preferisce una macchina con i coloro scuri, che passi inosservata, come per i vestiti ed altre categorie di acquisti.
Ha un corpo proporzionato, sodo, ma piccino, contratto, striminzito, smilzo o frammentato. Occhi: piccoli, con un’espressione di paura, o con l’impressione che ci sia una maschera intorno agli occhi.
ALIMENTAZIONE: emozioni o paura gli tolgono l’appetito. Porzioni piccole. Per fuggire: zucchero, alcol o droga. Predisposto all’anoressia.
VOCABOLARIO: “nullità, niente, inesistente, scomparire”
MASSIMA PAURA: il panico.
MASCHERA: FUGGITIVO, TENDE A RIFIUTARE E FARSI RIFIUTARE



ABBANDONO

La ferita dell’abbandono si attiva quando ci si sente lasciati senza cura fisica o emotiva e la sensazione è proprio di mancanza.
Il bambino può sentirsi abbandonato se in famiglia nasce un fratellino o sorellina; se viene lasciato in custodia di qualcuno che non sia il genitore; quando non riceve più l’allattamento, o quando la mamma lavora o per qualche ragione, come una malattia, è assente per diverso tempo o muore ecc…
Chi ha la ferita dell'abbandono, corrisponde al tipo orale, nell'analisi bioenergetica. Egli si sente abbandonato perché non ha ricevuto il nutrimento anche affettivo che tutti i bambini hanno diritto di avere. Ha un grande bisogno di attenzioni, di sostegno e ha difficoltà a prendere decisioni da solo, non accetta i rifiuti e si aggrappa fisicamente agli altri. Rappresenta il prototipo della vittima e del mendicante bisognoso che ispira pietà, richiede affetto, sostegno e attenzioni. È molto avido, passivo e dipendente e, a volte, queste caratteristiche sono nascoste sotto la maschera dello spaccone. Non vuole assumersi responsabilità, né chiedere direttamente quello di cui necessita per cui non esprime i propri bisogni. La sessualità, spesso molto intensa, è uno strumento manipolativo usato per ricevere attenzioni. Il suo è un “sesso mentale”, quindi, non potrà mai essere veramente soddisfatto. Di solito considera amore ciò che in realtà è dipendenza affettiva, ovvero disperato bisogno di qualcuno. Ritiene di essere, quindi, una persona capace di dare tanto amore e spesso accusa il partner di essere freddo e di non saper amare quanto lei: in realtà, non dà amore, ma ricevere solo.
Si possono strutturare due forme di oralità, apparentemente opposte, che sottendono lo stesso senso di abbandono e privazione:
1. Compensata: in questo caso, il tipo orale si protegge dal dolore cercando di accaparrarsi molte cose nella vita (eccedendo nel cibo, collezionando oggetti, comprando in maniera compulsiva) anche se resta comunque insoddisfatto. Espressioni tipiche potrebbero essere: “tu me lo devi”, “io sono abbandonato a me stesso”, “ tu devi capire quello di cui ho bisogno”.
2. Non compensata (contro-dipendenza): in questo caso, il tipo orale trova una stabilità nella deprivazione. Non è capace di prendere e sembra non soffrire della mancanza di nutrimento affettivo, entra però nella rabbia quando gli viene tolto ciò che gli era stato dato in precedenza e quando qualcuno può fargli pensare di aver bisogno altrui. L’orale non compensato afferma: “non ho bisogno di nessuno”, “non voglio ricevere”, sviluppando così una forma di pseudo-orgoglio.

La solitudine è il peggior nemico di chi ha vissuto l’abbandono durante l’infanzia, ma poiché la ferita dell'abbandono è spesso legata a quella del rifiuto, può essere normale che chi si sente abbandonato, cerchi la solitudine, per fuggire dalla realtà e giustificare di non aver bisogno di nessuno. In realtà, chi ha la ferita dell'abbandono, non sa vedersi senza un partner ed anche i figli, talvolta, sono considerati un ostacolo a questo congiungimento con l'amato. Poichè l'abbandonato è ingaggiato dall'abbandono, tenderà ad abbandonare il suo partner, i suoi progetti, i suoi lavori, o i suoi libri, quando ancora è presto, per paura di essere quello che verrà abbandonato. È una sorta di “ti lascio prima che sia tu a lasciare me”.
Da adulto questa ferita vincola e condiziona la relazione con l’altro sesso. Avere questa ferita è non sentirsi mai sufficientemente nutriti affettivamente e questo potrebbe indurre la persona che si sente abbandonata ad attenzionare tutte le fonti possibili di affetto, in modo da non legarsi ad una sola persona. L’emozione che prevale nella maschera del DIPENDENTE è la TRISTEZZA senza capirne il motivo.
Quando si attiva la ferita da ABBANDONO, si indossa la maschera del dipendente, un bambino piccolo che ha bisogno di attenzione, che la cerca piangendo, lamentandosi.
Il dipendente ama fare l’indipendente e dire, a chi gli presta ascolto, quanto sta bene da solo, e che non ha bisogno di nessuno.
Vittima. Empatico. Bisogno di presenza, di attenzione soprattutto di sostegno. Difficoltà nel fare o nel decidere qualcosa da solo. Voce infantile. Difficoltà a sentirsi dire di no (ad accettare un rifiuto). Tristezza. Piange facilmente. Attira la pietà. Un giorno è allegro, un giorno è triste. Si aggrappa fisicamente agli altri. Sensitivo. Protagonista. Vuole l’indipendenza.
Il dipendente preferisce i balli che prevedono il contatto fisico, in modo da potersi incollare al partner. A volte gli sembra di restare appeso all’altro; ciò che emana da lui è un “guardate come il mio partner mi ama“.Il dipendente sprofonda nella poltrona o nella sedia, oppure si appoggia a qualcosa, per esempio al bracciolo della sedia vicina, o alla spalliera della sua.
Il dipendente preferisce una vettura confortevole, diversa dalla norma, idem per gli indumenti.
Ha un corpo allungato, ipotonico, con muscolatura bianca, tipo etiope. Sottile, ipotonico, floscio, gambe deboli, schiena curva (coda tra le gambe), braccia che sembrano troppo lunghe e pendono lungo il corpo, parti del corpo cadenti o flaccide. Occhi: grandi, tristi.
ALIMENTAZIONE: una buona forchetta. Bulimico, gli piacciono gli alimenti morbidi. Mangia lentamente.
VOCABOLARIO: “assente”, “solo”, “non reggo”, “mi mangiano”, “fiato sul collo” “non posso, non ce la faccio”.
MASSIMA PAURA: la solitudine.
MASCHERA: DIPENDENTE O L'INDIPENDENTE, a tutti i costi, tende ad abbandonare ed essere abbandonato




UMILIAZIONE

Questa ferita si risveglia quando chi si occupa dell'accudimento del bambino, l'ha umiliato o fatto vergognare, per esempio, rimproverandolo della maleducazione, sporco, inadeguatezza, di fare la pipì a letto o ancora nel pannolone o portare ancora il ciuccio e ogni qualvolta ha esposto i problemi del piccolo, davanti agli altri.
Entrambi i genitori possono essere coinvolti in questa ferita che è soprattutto legata al mondo fisico del fare e dell’avere. Le altre 4 ferite sono collegate in modo più dirette con un genitore specifico, ma la ferita dell’umiliazione coinvolge entrambi, soprattutto se il padre è un “controllore” e svolge anche un ruolo materno.
Chi soffre di questa ferita si sente privato di agire in libertà e senza il controllo dei genitori. E' un bambino che ha avuto l'amore e fa di tutto, per non perderlo, diventando una persona oltremodo ossequiosa. Il bambino che soffre di questa ferita diventa un adulto che inconsciamente cerca dolore o di punirsi prima che lo facciano gli altri. Psicologicamente l'ossequioso vuole mostrarsi solido e non essere controllato perciò diventa molto efficiente e si fa carico di molte cose. Riesce a trovarsi in situazioni in cui deve aiutare gli altri dimenticandosi di se stesso. Spesso accade che il suo fisico prende peso. La persona con la maschera dell'ossequioso non si rende conto che, volendo aiutare in eccesso gli altri, li sminuisce, li umilia facendo sentire loro, che in sua assenza, non sarebbero in grado di farcela. Di contro, essendo ipersensibili fa di tutto per non ferire gli altri. La libertà per l'ossequioso è fondamentale, poiché per lui significa non rendere conto a nessuno, non essere controllato; nello stesso tempo ha una grande paura di essa perché se si lascia andare troppo non controlla più se stesso e potrebbe commettere qualcosa di cui vergognarsi.
L'ossequioso si convince che tutto ciò che fa per gli altri gli fa enormemente piacere  e che, facendolo, ascolta veramente i propri bisogni. E’ bravissimo a dire e a pensare che va tutto bene, e a trovare scusa per situazioni o persone che l’hanno umiliato.
Chi soffre di umiliazione alimenta la propria ferita ogni volta che si sminuisce, che si paragona agli altri sminuendosi  e che si accusa per essere troppo grasso, non buono, senza volontà, un approfittatore e così via. Si umilia indossando abiti che non gli stanno bene, e sporcandoli. Fa soffrire il corpo dandogli troppo cibo da digerire e da assimilare. Si fa soffrire assumendosi responsabilità altrui, il che lo priva della sua libertà e del tempo da decidere a se stesso.
Spesso si vergogna di sé e degli altri o ha paura che gli altri si vergognino di lui. Non gli piace andare in fretta. Conosce le proprie necessità ma non le ascolta. Si fa carico di troppe cose. Mantiene il controllo su tutto per evitare la vergogna.
Prova vergogna sul piano sessuale, ma è sensuale, e non ascolta i propri bisogni sessuali. Compensa e si gratifica con il cibo.
L'ossequioso ama molto ballare, e ne approfitta per esprimere la propria sensualità. Balla per il piacere di ballare; ciò che ne emana è un “guardate come posso essere sensuale”.
L'ossequioso sceglie una macchina piccola, dove si sente allo stretto. Puoi applicare questa caratteristica ad altre categorie di acquisti, oltre che al suo modo di vestirsi.
CORPO: grasso, tondo, non tanto alto, collo grosso e rigonfio, tensioni al collo, alla gola, alle mascelle e alla pelvi. Viso rotondo, aperto.
Occhi: grandi, rotondi, spalancati e innocenti, come quelli di un bambino.
VOCABOLARIO: “essere degno, indegno, -ino, -one”.
MASSIMA PAURA: la libertà, per paura di perdere il controllo
MASCHERA OSSEQUIOSO, PER NON PERDERE L'AMORE, tende ad umiliarsi ed umiliare.




TRADIMENTO


Questi sentimenti sorgono quando un bambino si è sentito tradito, specialmente da uno dei suoi genitori, ovvero da quello diverso da quello considerato “cattivo”, quello su cui si era rigirato l'amore negato all'altro. E' il genitore che non ha rispettato le promesse fatte o le aspettative nei suoi confronti, ovvero tradisce la sua fiducia. La ferita del tradimento è connessa alla ferita del rifiuto, in quanto il soggetto si sente rifiutato e rifiuta il genitore dello stesso sesso, che è il suo primo “specchio”. La ferita del tradimento si risveglia ogni volta che qualcuno NON tiene fede ai propri impegni.
Aver sofferto di questi problemi durante l’infanzia crea persone sospettose, che vogliono sempre tenersi tutto stretto e che abbisognano di esercitare un certo controllo sugli altri e sulle situazioni, che si giustifica solitamente con un carattere forte.
Le sue paure: perdita di controllo e sentirsi rinnegato in ciò che lui sente che faccia parte di Lui/lei.

Quando vivi la ferita da TRADIMENTO, indossi la maschera del controllore, che ti fa diventare diffidente, scettico, in guardia, autoritario e intollerante, a causa delle tue aspettative. Fai di tutto per mostrare di essere una persona forte, di quelle che non si lasciano fregare facilmente, soprattutto che non si lasciano influenzare dagli altri.
Questa maschera ti fa fare cose incredibili pur di evitare di perdere la tua reputazione o purchè gli altri ti pensino affidabile, anche al punto di mentire.
Questa maschera fa sì che tu proietti una facciata di persona sicura di sé, anche se non hai fiducia in te stesso, e rimetti spesso in discussione le tue decisioni o le tue azioni.
Il controllore è convinto di non mentire mai, di mantenere sempre la parola, e di non aver paura di nessuno. Chi soffre di tradimento alimenta questa sua ferita mentendo a se stesso, dandosi a credere cose false e non mantenendo gli impegni che ha preso con se stesso. Si punisce facendo tutto da solo, perché non ha fiducia negli altri e non delega nulla. E’ talmente intento a verificare ciò fanno gli altri, da privarsi del tempo da dedicare a se stesso.
CARATTERE: si crede molto responsabile e forte. Cerca d’essere speciale e importante. Non mantiene gli impegni presi e le promesse, oppure si sforza per mantenerli. Mente facilmente. Manipolatore, seduttore; ha molte aspettative. Sbalzi d’umore.
Convinto di aver ragione, cerca di convincere l’altro. Impaziente, intollerante, comprende e agisce rapidamente. Dà ottime prestazioni per farsi notare. Commediante. Si confida con difficoltà. Non mostra la propria vulnerabilità. Scettico. Paura del disimpegno.
Il controllore ha una voce forte, che si sente da lontano.
Il controllore prende molto spazio. Cerca sempre l'attenzione. Gli piace ballare e ne approfitta per sedurre. Soprattutto la cosa gli offre un’occasione per farsi guardare. Ciò che ne emana è un “guardatemi”.
Il controllore compra una macchina potente, che verrà notata. Veste ed agisce in modo da farsi notare.
CORPO: esibisce forza e potere. Nell’uomo, spalle più larghe delle anche; nella donna, anche più larghe e più forti delle spalle, petto in fuori, ventre rotondo.
SGUARDO: Intenso e seducente. Coglie tutto in un’occhiata
ALIMENTAZIONE: buon appetito, mangia rapidamente. Aggiunge sale e spezie. E’ in grado di controllarsi quand’è occupato, ma poi perde il controllo.
VOCABOLARIO: “dissociato” “hai capito?” “sono capace, lasciami fare da solo, lo sapevo, fidati di me, non mi fido di lui”.
MASSIMA PAURA: dissociazione, separazione, rinnegamento.
MASCHERA: CONTROLLORE, tende a tradire la fiducia ed essere tradito.




INGIUSTIZIA

Ha origine nei contesti in cui le persone che si occupano dei bambini sono fredde ed autoritarie ed il bambino vive male ed ingiusto non potersi esprimere nel modo che ritiene GIUSTO. Vive questa ferita perché si sente “manipolato” da un autorità che decide per lui ingiustamente. Non si sente interpellato e considerato nel suo Essere, con i suoi desideri più profondi. Riconosce ciò che vuole e non vuole assolutamente e se obbligato da questa autorità vive il senso dell’ingiustizia.
Il bambino non si sente riconosciuto ed apprezzato per ciò che è. Vede il genitore come un soggetto freddo, incapace di avere sentimenti (per il suo personale percepire), lo sente autoritario, intollerante e molto critico nel giudizio.
Sin da bambino viene apprezzato per quello che fa e non per quello che è. Per questo diventa “efficace” e comincia precocemente a fare da sé. Quando si trova nei problemi è sempre ottimista nel superarli. Ha difficoltà a chiedere aiuto perché DEVE fare tutto da solo. Per questa ragione è più vulnerabile nel soffrire di esaurimento nervoso. DEVE avere tutto in ordine sino ad arrivare a volte all’ossessione. L’imporsi la perfezione lo porta ad essere molto stressato.
Il soggetto che vive questa ferita ha difficoltà ad amare e farsi amare.
La paura di sbagliarsi è molto importante ma è più forte la paura della freddezza e cerca di essere più caloroso possibile ma spesso con scarsi risultati. Egli non accetta la sua freddezza perché vorrebbe dire essere senza cuore e quindi INGIUSTO.
L’emozione più frequente del rigido è la collera soprattutto nei confronti di se stesso, anche se la sopisce, ritenendola ingiusta e questo lo porta ad aggredire gli altri.
 La conseguenza diretta sulla condotta di chi ne ha sofferto sarà la rigidità, poiché queste persone cercheranno di essere molto importanti e di acquisire molto potere. È probabile, inoltre, che si sia creato un fanatismo per l’ordine e per il perfezionismo,
La maschera che si crea il bambino/a con questa ferita è quella della RIGIDITA’. Questi soggetti hanno una grande sensibilità ma sviluppano la capacità di non sentirla e di non mostrarla agli altri. Ecco perché sembrano fredde. Il loro corpo assume spesso le braccia conserte in uno atteggiamento di chiusura bloccando ulteriormente il 4’ e 3’ chakra (cuore e plesso solare). Cerca la giustizia e la precisione ad ogni costo.
Tra le varie maschere, quella che esibisce il rigido, ferito dall'ingiustizia, è quella che egli stesso ritiene la più giusta ed apprezzabile. Per lui è un vanto. Solitamente sono anime evolute e particolarmente attente e sensibili ai condizionamenti. Istintivamente sentono equità, rettitudine e imparzialità. Lo sentono per sé e per gli altri.
E' perfezionista, invidioso, taglia i ponti con il suo sentire. Vivace, dinamico. Si giustifica molto. Ha difficoltà a chiedere aiuto. Può ridere per niente, per nascondere la sua sensibilità. Tono di voce secco e rigido. Non ammette di avere dei problemi. Dubita delle sue scelte, si paragona con gli altri, i migliori come i peggiori. Difficoltà, in generale, nel ricevere.

Trova ingiusto di ricevere meno degli altri e ancora più ingiusto se riceve più di loro. Difficoltà nel concedersi ciò che gli fa piacere senza poi sentirsi colpevole. Si tiene sotto controllo. Ama l’ordine. Raramente si ammala, è duro nei confronti del proprio corpo e rifiutandone il contatto, ne rifiuta anche l'espressione e la sintomatologia. Collerico. Freddo, ha difficoltà a mostrare il suo affetto. Gli piace avere un aspetto sexy.
Il rigido parla in modo piuttosto meccanico e trattenuto;
Il rigido balla molto bene e ha ritmo, malgrado la rigidità delle gambe. Fa attenzione a non sbagliarsi. E’ quello che più spesso si iscrive a un corso di danza. I super rigidi sono serissimi, se ne stanno dritti e sembra quasi che contino i passi mentre danzano. Ciò che ne emana è un “guardate come ballo bene”;
Il rigido preferisce un’ automobile classica, dalle buone prestazioni, perché vuole che corrisponda a quanto ha speso. Puoi applicare questa caratteristica ad altre categorie di acquisti, oltre che al tuo modo di vestirti;
Il rigido si siede ben dritto. Può addirittura serrare le gambe una contro l’altra, e allinearle al corpo, il che accentuerà ulteriormente la rigidità del suo portamento. Quando incrocia gambe a braccia, è per non sentire quello che accade.
Quando è attivata la ferita da INGIUSTIZIA, indossi la maschera del RIGIDO, che fa di te una persona fredda, brusca e secca tanto nel tono quanto nei movimenti. Proprio come il tuo atteggiamento, anche il corpo si irrigidisce.
CORPO: diritto, rigido e più perfetto possibile. Ben proporzionato. Natiche rotonde, vita piccola, Stretta dagli abiti a dalla cintura. Movimenti rigidi, pelle chiara, mascella serrata, collo rigido, portamento diritto e fiero.
SGUARDO: luminoso e vivace, chiaro..
ALIMENTAZIONE: Sul piano alimentare il soggetto preferisce i cibi salati. Gli piace tutto ciò che è croccante. Cerca un alimentazione equilibrata e quando si controlla troppo può proprio eccedere nei dolci e nell’alcool.
VOCABOLARIO: “nessun problema, sempre/mai, ottimo/benissimo, molto speciale, giustappunto, esattamente, sicuramente, d’accordo?”
MASSIMA PAURA: la freddezza.
MASCHERA: RIGIDITA', tende a giudicare



LA PAURA DELLA SOLITUDINE

Come avrai potuto notare, ognuna di queste ferite può essere stata risvegliata, in ognuno di noi.
Ne ho riportate 5, quanti sono i tratti caratteriali principali conseguenti.
Tuttavia, io ritengo la ferita del rifiuto e dell'abbandono, quasi come una unica grande ferita. Infatti, è facile sentirsi rifiutati, quando si è abbandonati ed è facile sentirsi abbandonati, quando si è rifiutati. Inoltre, credo che essa appartenga un po' a tutti noi.
L'essere umano è fatto per vivere in coppia, per questo è dotato di due sessualità e produce l'ossitocina, l'ormone del legame e della fedeltà.
Così, la paura del rifiuto e dell'abbandono, ovvero della solitudine, è la paura più grande di tutti. In essa c'è la paura della morte, per negazione del sé, che si confronta con l'altro, o a causa della mancanza di accudimento.
Si pensi che il contatto fisico, con la madre, è così vitale per il bambino, che se non l'ha, nei primi mesi di vita, può anche morire.
Il meccanismo di difesa insito in entrambe le maschere è quello della fuga, della chiusura, del silenzio....
Il fuggitivo, lo farà concretamente, il dipendente lo farà col silenzio, ma sempre fuga è.
Chi ha raggiunto lo step evolutivo successivo, può tentare la comunicazione, ma spesso c'è il rischio di una comunicazione violenta o aggressiva.
Noi donne, soffriamo particolarmente della “punizione” del silenzio. Per noi parlare, significa risolvere i problemi e riportare la pace ed andiamo letteralmente in panico, davanti ai muri di gomma. Questo è insito nei nostri bisogni filogeneticamente determinati. Il nostro bisogno primario è quello di sentirci sicure del legame (per questo abbiamo anche così bisogno di sentirci belle ed amate, dal nostro uomo) ed il silenzio, cosa che proprio non ci appartiene come modalità risolutiva, ci mette subito in allarme.
Prima che un disagio diventi una crisi e poi una rottura, è meglio comunicare subito, ciò che ci turba e ci fa sentire rifiutati o abbandonati o soli. Spesso è assolutamente infondato e noi donne siamo bravissime a ricamarci sopra e farci problemi che non esistono. Se comunichiamo agli albori del disagio, evitiamo che questo si ingigantisca e divenga frustrazione e rabbia. Ricordiamoci di comunicare con amore, chi ci sta facendo del male, ci sta facendo ciò che noi gli stiamo chiedendo per imparare e molto probabilmente ha la nostra stessa ferita. Non condanniamo, condanneremo noi stessi.



TEST


1) QUAL'E' LA COSA CHE PIU' TI INFASTIDISCE DEGLI ALTRI, CHE TI FA PROPRIO RABBIA E/O AVERE COMPORTAMENTI ASSURDI?

Quali conseguenze ti può causare questa cosa? Quali convinzioni ci sono dietro questa cosa? Che paura c'è sotto, realmente?
Per farti comprendere il tipo di processo che devi fare, ti faccio l'esempio della mia ferita primaria, visibilissima nel mio tipo corporeo, e che è comune a tanti, quella del rifiuto (ad un mese di vita, mamma, che doveva lavorare in svizzera, mi aveva lasciata con mia nonna, in Abruzzo). Io esco fuori dai gangheri, se vengo accusata di ciò che proprio non sono, ovvero se sento l'ingiustizia (la mia seconda ferita, dovuta ad un padre intransigente). La conseguenza di questa accusa può essere (secondo la mia bambina interiore) il rifiuto (in realtà è irragionevole, giacchè non accettare un aspetto di qualcuno non significa rifiutarlo in toto) e quindi, il motivo per cui scatto come una molla è la paura del rifiuto e della solitudine (la guarigione sta nel comprenderlo e nello smettere di sentirmi rifiutata, per sciocchezze!) e soprattutto, come vedremo a breve, nello smettere di fare ciò che il mio ego mi chiede, fuggire!
Una mia amica, anch'ella con la ferita del rifiuto, invece, scatta per la falsità, il raggiro, il narcisimo del controllore, che indora e poi tradisce la fiducia riposta e finisce col rifiutare. Perchè? Qual'è la conseguenza di un comportamento manipolatorio e falso? Che ci induce dipendenza affettiva, per poi farci sentire rifiutati e traditi (questa è la sua seconda ferita, molto visibile sui fianchi)....
Capite bene, dunque, che la stessa ferita, può portare a paure e pattern comportamentali diversi... Non c'è una regola


2) QUALI SONO LE DINAMICHE DEI TUOI LITIGI CON CHI AMI?

In un legame sentimentale di coppia, entrano in gioco le parti più profonde, più “oscure” di ciascuno di noi. E' li che si manifestano le nostre maschere, con le loro paure ed i loro schemi comportamentali. Riflettendo, potremmo facilmente notare un file rouge che accomuna tutte le nostre relazioni o discussioni relazionali. C'è uno schema che si ripete, sempre uguale. Se si ha la fortuna di avere un consorte di lunga data, soprattutto se legato da matrimonio e con i figli (l'impegno trascritto è scritto anche nel cuore), è probabile che certi cicli patologici siano più vacui e meno duraturi, ma se si è in una coppia di fidanzati e soprattutto ad età matura, è molto probabile che certi cicli non virtuosi siano diventati sempre più frequenti, dolorosi, inaccettabili ed inevitabili. Infatti, quando ognuno torna a dormire a casa propria, quando non c'è condivisione di questioni economiche, gestionali o familiari, è più facile gettare la spugna, piuttosto che darsi una bella lavata, dallo sporco accumulatosi con gli anni. Inoltre, in genere, con l'età, si è consolidato e cristallizzato meglio il proprio carattere, ovvero la nostra maschera, nonché il nostro ego, di conseguenza, per capire, l'universo ci fa sbattere la testa sempre più volte e con più forza!
Che cosa ti fa scattare o ti allarma nella coppia?
Quale paura, seppur irragionevole: di essere rifiutato/non accettato, abbandonato, di essere tradito, umiliato, di subire un'ingiustizia, di essere solo?
Non rispondere con la testa, rispondi col cuore...
Qual'è la prima reazione che hai: fuggi (rifiuto), fai la vittima o inversamente, cerchi di convincerti di non avere bisogno di nessuno (abbandono), cerchi di manipolare e controllare la situazione, facendoti notare, forse anche con la gelosia (tradimento), giustifichi e capisci, accettando (umiliazione), ti distacchi emotivamente e metti un muro (ingiustizia)?
Qual'è l'emozione prevalente che provi: paura (rifiuto), solitudine (abbandono), libertà (umiliazione), separazione (tradimento) o freddezza/distacco emotivo (ingiustizia)?



CHE TIPO DI RELAZIONI HAI?

Che tipo di amici e di “amori” hai avuto?
Le persone che attraiamo nella nostra vita, sono proprio quelle che possono farci da specchio e che hanno i nostri stessi meccanismi mentali...
Che tipo di ferita riconosci nelle persone che hai amato o ami?


COSA FAI QUANDO STAI MALE?

Ti isoli, fuggi? Fuggi la realtà vivendo quella virtuale dei social? Hai la ferita del rifiuto
Ti aggrappi agli altri o alle cose o alle attività, per riempire il vuoto e non sentire la solitudine? Fai vittimismo o posti sui social, ciò che può attrarre pietà? Hai la ferita dell'abbandono
Cerchi di mantenere il controllo con azioni spesso dannose (fumo, cibo, alcool, droghe) o attività e comfort zone che “ti sei convinto” ti facciano bene o “post” sui social, tesi a manipolare qualcuno, o attrarre l'attenzione? Hai la ferita del tradimento
Cerchi in tutti i modi di giustificare ed ossequiare l'altro? Hai la ferita dell'umiliazione
Cerchi in tutti i modi di “giustificare” te stesso? Hai la ferita dell'ingiustizia

Chi cerchi quando stai male? Cerchi chi ti faccia riflettere, masticando il tuo ego e mettendoti a nudo o chi ti “capisca”. Molto probabilmente la seconda delle ipotesi. Beh, il tipo di persona che cerchi quando stai male, molto probabilmente ha il tuo stesso tipo di ferita e di maschera comportamentale. Il tuo ego la cerca per rinforzarsi, la tua anima la cerca per confrontarsi ed imparare, ma difficilmente lo farà se non c'è consapevolezza, in almeno uno dei due.



CHE TIPO DI POST METTI SUI SOCIAL?

Direi anche articoli/libri che scrivi, visto che è quello che faccio io ed ho la ferita dell'ingiustizia e sono un formatore (docente) da quasi trent'anni...
Nessuno, guardi solo? Fuggitivo., rifiuto
Tesi a farti notare col vittimismo? Dipendenza, abbandono
Ironici, spesso su te stesso? Ossequiosità, umiliazione
Tesi a far notare tue capacità, bellezza o possedimenti? Controllo, tradimento
Tesi ad insegnare o sentenziare sulle cose giuste? Rigido, ingiustizia


QUALI SONO LE TUE COMFORT ZONE E LE TUE DIPENDENZE?

Quali sono quegli spazi emotivi, fisici o di attività, che ti fanno sentire “centrato”.
Sei sicuro di esserlo davvero o è frutto delle tue convinzioni a riguardo e quindi dei tuoi schemi e delle tue paure?
Quando hai attivato queste comfort zone? In un periodo in cui eri felice o insoddisfatto?
E' probabile che se le hai create quando eri insoddisfatto, non siano affatto positive per te, anche se non state giuste, per te, in quel momento della tua vita.
Qualcuno ti ha iniziato ad esse? Rappresentano uno “status” e vanno ad arginare qualche paura?
Che tipo di sicurezza ti danno, che paura arginano?
Le hai create per te stesso o per far piacere a qualcun altro? Le hai mantenute per te stesso o per qualcun altro? Associ queste comfort zone a qualcuno? Se è così, può essere che non sia l'attività in sè a farti sentire centrato, ma il connotato emotivo associato a quella persona, che ti scaturisce emotività, negativa o positiva, che essa sia.



COSA FAI QUANDO STAI BENE? TEMPO PRESENTE ED IMPERATIVO


Ciò che fai quando sei sereno, è ciò che serve alla tua anima ed al tuo cuore.
Vivi nel mondo reale, nella natura, con gli altri, piuttosto che nel mondo virtuale o chiuso in casa? Smetti di fuggire
Crei progetti, inizi nuove cose e li porti a termine? Smetti di abbandonare
Riesci a dire di no e prenderti degli spazi per te stesso? Smetti di essere ossequioso.
Sei più centrato sull'essere, che sull'apparire? Smetti di controllare
Sei leggero e spensierato? Smetti di giudicare




QUANDO MENTIRE FA BENE!


Hai notato che qualsiasi ferita abbiamo, tendiamo a restare ingaggiati emotivamente proprio da quella ferita ed attrarre proprio ciò che ci ferisce?
Reiteriamo lo schema patologico finchè non abbiamo imparato la lezione.
Qual'è la lezione?
Smettere di fare ciò che si è sempre fatto e fare il contrario!
Diamo a noi stessi ciò che ci neghiamo, ciò di cui abbiamo bisogno:
Il fuggitivo si nega il diritto di esistere.
Il dipendente si nega il diritto di avere bisogno.
L'ossequioso si nega il diritto di imporsi.
Il controllore si nega il diritto di essere autonomo.
Il rigido si nega il diritto di amare.

Ci sentiamo rifiutati? Fingiamo di non esserlo, smettiamo di fuggire, accettiamo gli altri, stiamo con gli altri, alziamo il volume della voce, facciamo esercizi per radicarci a terra, viviamo nel reale.
Ci sentiamo abbandonati? Incominciamo a stare bene da soli (dipendente compensato) o a chiedere aiuto all'altro (dipendente non compensato, ovvero indipendente a tutti i costi), smettiamo di lamentarci o attirare la pietà altrui, facciamo esercizi per raddrizzare la colonna e portare in fuori il sedere, diamo massa al corpo.
Ci sentiamo traditi? Iniziamo a notare le cose belle negli altri, ad avere fiducia e a delegare. Mettiamoci da parte, cerchiamo di passare inosservati. Rallentiamo. Lasciamo il controllo ed il bisogno di fare le cose per manipolare gli altri. Iniziamo a ballare in coppia, per imparare a lasciarci andare.
Ci sentiamo umiliati? Iniziamo a prenderci del tempo per noi stessi e dire di no agli altri. Prendiamoci cura del nostro corpo.
Ci sentiamo trattati ingiustamente? Iniziamo a smettere di giudicare e predicare. Siamo più leggeri e spensierati. Facciamo esercizi e balli sinuosi, come i caraibici o la danza del ventre.

Abbandoniamo le nostre comfort zone!
Non importa che sia una forzatura, se funziona, va bene!

Qualsiasi maschera abbiamo, qualsiasi comportamento tendiamo ad avere, ora sappiamo che è frutto di una nostra ferita e che è un meccanismo di difesa che ci impedisce di essere davvero noi stessi.
Buttiamo la maschera ed iniziamo ad essere qualcosa di diverso.
Iniziamo ad amare noi stessi e gli altri, per quello che siamo, con le nostre ferite.
Iniziamo a capire che nulla accade per caso ed a ringraziare chi è sulla nostra strada, per l'aiuto che ci sta portando, anche se è doloroso.

Io, personalmente, ringrazio di cuore, il mio ex fidanzato, che, col suo trauma dell'abbandono per la morte della madre a 5 anni, mi ha fatta sentire rifiutata decine e decine di volte, col suo silenzio, per gelosie immotivate e che, ogni volta, io stessa facevo sentire abbandonato, facendo i bagagli ed andando via.
Ho avuto una bella infanzia e mi sono sempre sentita amata, mai avrei pensato di avere la ferita del rifiuto. L'ho scoperto, dopo la fine di questa storia, facendomi il test muscolare e la diagnosi dei chakra, ovvero appurando di nutrire rabbia, mai nemmeno percepita, verso mia madre, per avermi fatta sentire rifiutata, lasciandomi con la nonna.
Ringrazio, con tutto il mio amore, il mio compagno di vita, la mia pratica spirituale, il mio trainer quantistico. L'ho attratto a me, dando importanza ed energia al rifiuto, come lui ha attratto me.
Mi ha rifiutata, prima ancora di conoscermi, solo perché ero amica di una persona a lui non gradita ed ha continuato a farlo con parole inconfruenti rispetto ai comportamenti.
Egli mi ha insegnato a guardare oltre l'apparenza, continuare ad accogliere e restare.
Mi ha insegnato a vedere la sua anima ed i suoi occhi imploranti amore; a leggere dietro le sue irragionevoli motivazioni, il tentativo disperato del suo ego di mantenere le distanze; a vedere, dietro il suo abbandono, il suo terrore di essere egli stesso di nuovo abbandonato; a vedere, nel suo corpo, la sua ferita e nei suoi schemi, le mie stesse dinamiche.
Egli non è stato solo il mio specchio passivo. Ci siamo confrontati, abbiamo preso decisioni, ci siamo impegnati e sostenuti reciprocamente.
Mi ha insegnato a manifestare subito, per quanto difficile, ogni disagio provato ed ogni sensazione di rifiuto.
Mi ha insegnato a non chiudermi e non fuggire.
Mi ha insegnato a prendere posizioni meno totalitarie sulle questioni che ritengo giuste ed accettare anche il rifiuto altrui.
Non è stato facile. Non è facile. Ma l'impegno è sempre premiato.
Ringrazio il cancro che ho avuto, che mi ha insegnato che bisogna smettere di lottare contro ciò che non accettiamo e dobbiamo imparare ad amarlo, come una parte di noi e di una nostra ferita. Smettere di lottare ed accettare, non significa tenersi un cancro, di qualsiasi natura essa sia. Significa solo accettarlo e dare energia/amore a noi stessi ed alla guarigione.

Impariamo dunque a riconoscere le nostre ferite, questo è il primo passo.
Impariamo ad accettarci ed amarci, anche con queste ferite, le nostre paure e le nostre difese comportamentali.
Impariamo a smettere di condizionare l'amore per noi stessi a certe dinamiche difensive (mi accetto solo se fuggo, solo se sono dipendente/indipendente, se sono buono, se controllo, se sono giusto).
Impariamo a fare il contrario di ciò che abbiamo sempre fatto!

Vi lascio con le affermazioni utili per ristrutturare il proprio subconscio.
Ricordate che ogni pratica di apprendimento, se è cosciente, abbisogna di almeno 21 giorni.


AFFERMAZIONI RISTRUTTURANTI

Leggi le affermazioni che corrispondono alle tue ferite. Cerca di percepire ogni più piccola variazione del tuo corpo, come reagisci, se fai fatica, se ti scatena emotività.


RIFIUTO

ACCETTO CON TUTTO IL MIO AMORE DI AVERE LA FERITA DEL RIFIUTO
ACCETTO DI ESSER STATO RIFIUTATO E DI AVER RIFIUTATO
MI CONCEDO IL PERMESSO DI SMETTERE DI SENTIRMI RIFIUTATO
IO SENTO DA ADESSO L’UTILITÀ’ DELLA MIA ESISTENZA
POSSO ESSERE COMPRESO, APPROVATO ED ACCETTATO
IO SONO IMPORTANTE
SMETTO DI ESSERE SFUGGENTE E DI CERCARE LA SOLITUDINE
IO LASCIO VIVERE IL MIO BAMBINO INTERIORE
ACCETTO GLI ALTRI E ME STESSO
APPRENDO A STARE BENE, ANCHE SE IGNORATO O RIFIUTATO
POSSO STARE BENE CON GLI ALTRI
POSSO ACCETTARE IL CONFRONTO CON GLI ALTRI



ABBANDONO

Io accetto con tutto il mio amore, di avere la ferita dell'abbandono
Mi concedo il permesso di smettere di sentirmi abbandonato e solo
Io posso imparare ad accettare e dare cure ed amore
Io posso accettarmi sia dipendente, che indipendente da qualcun altro
io posso sentirmi emotivamente bilanciato e stabile
Io smetto di avere Bisogno di sostegno.
Ogni giorno, sempre di più apprendo a decidere e fare le cose da solo.
Io posso accettare che mi si dica di no
Io smetto di Attirare la pietà.
Io divento in grado di proseguire i progetti e le relazioni iniziate



UMILIAZIONE

ACCETTO, CON TUTTO IL MIO AMORE, DI AVERE LA FERITA DELL'UMILIAZIONE
IO POSSO SMETTERE DI SENTIRMI UMILIATO, MORTIFICATO O RESO IN VERGOGNA
IO SO COME AMARE ME STESSO SENZA FARMI DEL MALE, SO COME ESSERE RISPETTATO DAGLI ALTRI, MI SENTO SICURO DI ME STESSO, SO STARE BENE E SO COME VIVERE DEGNO DEL RISPETTO DEGLI ALTRI.
DA OGGI VOGLIO PRENDERMI CURA DEL MIO CORPO, MANGIANDO IL GIUSTO E SVOLGENDO ATTIVITÀ’ CHE MI GRATIFICANO.
IO HO VALORE E DIGNITA', ANCHE SE VENGO UMILIATO
APPRENDO AD ASCOLTARE LE MIE NECESSITA'
SMETTO DI ESSERE IPERSENSIBILE E DI FARE DA MAMMA AGLI ALTRI
SMETTO DI CERCARE SOFFERENZA O PUNIRMI
LASCIO ANDARE LA PAURA DI SENTIRMI UMILIATO
LASCIO ANDARE LA PAURA DI PERDERE IL CONTROLLO E FARE COSE DI CUI VERGOGNARMI
LASCIO ANDARE IL BISOGNO DI LIBERTA' PER NON ESSERE CONTROLLATO
SMETTO DI PARAGONARMI AGLI ALTRI E SMUINUIRMI
SMETTO DI FARMI CARICO DEGLI ALTRI E DI TROPPE COSE, A MIO DISCAPITO
APPRENDO A DIRE DI NO
SMETTO DI CREARE LIMITI A ME STESSO
SO COME AMARE ME STESSO SENZA FARMI DEL MALE
SO COME ESSERE RISPETTATO DAGLI ALTRI,
DA OGGI VOGLIO PRENDERMI CURA DEL MIO CORPO E DI ME STESSO


TRADIMENTO

ACCETTO DI AVERE LA FERITA DEL TRADIMENTO
MI CONCEDO IL PERMESSO DI SMETTERE DI SOFFRIRE PER IL TRADIMENTO
SMETTO DI SENTIRMI TRADITO
SO COME VIVERE SENZA CONTROLLARE TUTTI E TUTTO
MI SENTO SICURO DI ME STESSO A PRESCINDERE DALL’APPROVAZIONE ALTRUI.
OGNI GIORNO APPRENDO AD AVERE PIU STIMA E FIDUCIA, IN ME E NEGLI ALTRI
SVILUPPO PAZIENZA, TOLLERANZA E CAPACITA' DI DELEGA
LASCIO ANDARE IL BISOGNO DI CONTROLLARE E MANIPOLARE
LASCIO ANDARE LA PAURA DI PERDERE IL CONTROLLO
APPRENDO A MANTENERE GLIMIMPEGNI PRESI
SMETTO DI RESTARE AGGRAPPATO AI RISULTATI
SMETTO DI VOLERE CHE TUTTO AVVENGA SECONDO I MIEI PIANI
LASCIO ANDARE IL BISOGNO DI STARE AL CENTRO DELL'ATTENZIONE



INGIUSTIZIA

ACCETTO CON TUTTO IL MIO AMORE DI AVERE LA FERITA DELL'INGIUSTIZIA
MI CONCEDO IL PERMESSO DI SMETTERE DI SOFFRIRE PER LE INGIUSTIZIE
SONO LIBERO DI POTERMI ESPRIMERE
IO MERITO ABBONDANZA DI TUTTO, ANCHE QUANDO SUBISCO INGIUSTIZIE
POSSO SENTIRMI RICOMPENSATO PER CIO' CHE SENTO DI MERITARE
APPRENDO AD ESSERE PIU' CALDO EMOTIVAMENTE E FLESSIBILE
LASCIO ANDARE IL BISOGNO DI POTERE
LASCIO ANDARE IL BISOGNO DI PERFEZIONISMO E ORDINE
APPRENDO AD AVERE FIDUCIA
APPRENDO A CHIEDERE AIUTO
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